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Chiesa di San Giacomo
La chiesa di San giacomo sorge alla fine della strada e venne edificata nel
XIV secolo sull'area di un più antico "Xenodochium", ossia
un ospizio per pellegrini, la cui esistenza è già documentata
nella metà del XII secolo. L'antico ospizio continuò a funzionare
fino al 1361, quando la chiesa venne elevata a parrocchia ed affidata ai canonici
lateranensi di San Cataldo di Cremona. L'arciprete Prebenzino Cropello nutriva
un atteggiamento di ostilità nei confronti dei canonici in quanto vedeva,
a cagione di essi, una riduzione della sua giurisdizione e del suo potere. tutto
ciò portò le autorità dell'epoca a sospendere l'esperimento
e nel 1364 la chiesa tornava a dipendere dalla pieve di Soncino. Nel frattempo
i canonici riuscirono a completare la torre campanaria, dall'insolita forma
eptagonale (a sette lati), ingentilita da monofore e decorazioni in cotto ad
archetti ciechi intrecciati. La fabbrica della chiesa conobbe un nuovo impulso
durante il XV secolo, dopo che nel 1428 venne concessa ai Domenicani ed a partire
dal 1460, con l'introduzione dell'Osservanza. Tra il 1456 ed il 1468, su progetto
del domenicano Maffeo Caleppio, venne costruito il chiostro, ancora esistente;
subito dopo venne ricostruita la zona absidale, la cripta ed il presbiterio
sopraelevato. Nel 1487 venne costruito un cavalcavia sulla strada posta a sud
del convento, per permettere di raggiungere il nuovo chiostro intorno al quale
venivano erette le nuove fabbriche, mentre nel 1510 la chiesa venne allungata
mediante l'aggiunta di una nuova campata. Per far ciò si dovettero abbattere
la facciata ed il protiro trecenteschi. Verso la fine del XVI secolo la chiesa
raggiunse la foggia attuale, e nel 1595 il vecchio soffitto a capriate lignee
venne sostituito dalle volte in muratura, mentre nel 1630 vennero costruite
le cappelle laterali. Il rinnovamento secentesco interessò pure la facciata,
mediante la costruzione, al posto del rosone, di una serliana, che rivela un
certo influsso del barocco cremonese, ed una cimasa curvilinea coronante la
fronte. Purtroppo la chiesa conobbe un periodo di decadenza a partire dal 1798,
anno in cui venne soppresso il convento, mentre la chiesa tornò a dipendere
dalla pieve. L'interno, a causa degli interventi sei e settecenteschi, si presenta
in forme barocche. La ricca decorazione a fresco è dovuta ai fratelli
cremonesi Alessandro e Giuseppe Natali, che la eseguirono nel 1696, con l'ausilio
dei quadraturisti Pietro Ferrari ed Antonio Sirone. Partendo dall'ingresso,
a destra, troviamo la cappella della Beata Vergine dello Spasimo, che conserva,
sulla parete sinistra, un affresco raffigurante l'Addolorata, ossia la Vergine
trafitta da spade, simboleggiante il dolore per il figlio morto che regge sulle
gambe. L'affresco, uno dei pochi resti della decorazione gotica, risale intorno
al 1470 - 1480. Particolarmente degno di nota è il gruppo scultoreo in
cotto raffigurante il Compianto del Cristo Morto, un tempo conservato nella
cripta. Il gruppo scultoreo è probabilmente opera di Agostino de Fondulis
(o Fondutis), secondo certe analogie ravvisabili con analoghi modellati del
Fondulis eseguiti nel 1483 per S. Maria presso S. Satiro a Milano, e quello del
1510 eseguito per S. Spirito a Crema, ora conservato nella Pieve di Palazzo Pignano.
Anche gli atteggiamenti di dolore ed i gesti, caricati di un espressionismo
nordico, avvicinano il capolavoro soncinate con quelli sopracitati. Un tempo
il gruppo scultoreo si presentava policromo, il che doveva conferire all'insieme
un'impronta ancor più realistica e teatrale. Al di sopra vi è
un dipinto del manierista bresciano Grazio Cossali, raffigurante la Caduta di
Cristo sotto la Croce e la Veronica, un dipinto di marca devozionale. La cappella
successiva, dedicata a S. Giacomo, vi è un'ancona con una statua lignea
eseguita nel 1917 raffigurante S. Giacomo. La mensa dell'altare poggia su due
teste d'angelo, di squisito gusto barocco. La cappella successiva, dedicata
a S. Tommaso d'Aquino, venne restaurata nel 1767 grazie alla munificenza di Apollonia
Bigolotti, madre del priore Raimondo. La Bigolotti donò pure la bella
ancona marmorea entro la quale è collocato un Cristo in Passione, opera
del manierista Francesco Carminati. Il dipinto proviene dalla cappella del Corpo
di Cristo, un tempo posta in fondo alla nave sinistra, e collocato qui di recente,
al posto di un Crocifisso ligneo. Lungo le pareti laterali sono allogati due
dipinti raffiguranti San Nicola e S. Pietro Martire, opere del cremonese Giulio
Calvi detto il Coronaro. Questi due dipinti, unitamente ad un Cristo Crocefisso,
oggi conservato nel Palazzo Municipale, costituivano un trittico. La quarta
cappella, dedicata a S. Vincenzo Ferrer, presenta un dipinto settecentesco del
bresciano Antonio Dusi raffigurante S. Vincenzo Ferrer che risuscita il figlio
fatto a pezzi da una madre lunatica. Il dipinto è opera del 1765 e rivela
un'eleganza raffinata nelle scelte cromatiche intonate ai colori freddi, tipica
dell'ambiente milanese dei Carloni. Il dipinto è inserito in una cornice
neoclassica in stucco. La quinta cappella, dedicata a S. Antonio da firenze.
Nel 1590 Vincenzo Cerioli, la cui famiglia deteneva la cappella in patronato,
vi collocò una grande pala, raffigurante la Madonna con il Bambino in
Gloria fra i Santi Giacomo, Francesco e Antonino che presenta il donatore Vincenzo
Cerioli, opera del cremonese Uriele Gatti, che realizzò pure la monumentale
ancona lignea intagliata e dorata. La sesta ed ultima cappella, anticamente
dedicata ai Re Magi, era di patronato della famiglia Tonsi. Nel XVI secolo vi
si sostituì il culto dell'Assunta. Al posto della pala raffigurante l'Assunta,
spostata nella quarta cappella sinistra, vi è un confessionale ligneo
settecentesco. In fondo alla navata si apre la porta che conduce alla torre
campanaria, mentre a sinistra si possono ammirare due affreschi raffiguranti
una Crocifissione ed una Madonna in Trono, risalenti tra il 1450 ed il 1460,
frammenti dell'antica decorazione pittorica quattrocentesca. Vicino al pilastro
si trova un'acqusantiera costruita utilizzando un telamone proveniente dalla
decorazione scultorea della facciata romanica. Attraverso una porta in marmi
intarsiati, risalente al 1733, si scende nella cripta di Santa Corona, costruita
dopo il 1470 ed presto deputata ad ospitare la preziosa reliquia della Sacra
Spina, donata ai domenicani dal soncinese Frà Ambrosino dé Tormoli
che l'ottenne dal priore del convento milanese di S. Maria della Rosa in cambio
di alcune vetrate da lui dipinte nel 1492. Nella cripta si possono ammirare
due affreschi raffiguranti l'Assunzione e l'incoronazione della Vergine e l'Incontro
di Cristo con la Madre, risalenti rispettivamente al XVII e XVIII secolo, posti
a decorare la parete di fondo della cripta, mentre le lunette della volta sono
decorate da sette scene della Passione di Cristo, opere del viadanese Domenico
Savi, anch'esse risalenti al XVII secolo. Queste ultime, originariamente collocate
presso l'oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano a Viadana, vennero acquistate
nel 1960 e collocate nella cripta definitivamente. Ritornati in chiesa, saliamo
al presbiterio sopraelevato. La scalinata di accesso, venne edificata nel 1733
unitamente alle belle balaustre intarsiate, mentre l'altare, anch'esso composto
da marmi intarsiati, venne realizzato nel 1723 dai bresciani Domenico e Giuseppe
Corbonelli su commissione di Frà Domenico Aglio, lo speziale del convento.
Il bel paliotto presenta un medaglione ornato con volute floreali e spighe di
grano alludenti il mistero dell'eucarestia. Particolarmente pregevole è
pure il coro ligneo in noce a doppio ordine con quarantaquattro stalli, realizzato
nel 1507-08 dai conversi Frà Federico e Frà Damiano da Bergamo.
Quest'ultimo è identificabile, forse, con Damiano Zambelli, uno dei più
celebri artisti dell'arte d'intarsiare il legno, già autore di pregevoli
opere conservate nelle chiese di S. Stefano a Bergamo, ora in S. Bartolomeo, e
S. Domenico a Bologna, dove realizzò il presbiterio ed il coro. Il coro
soncinate è probabilmente una sua opera giovanile, in quanto i disegni
intarsiati sono pressoché geometrici, mentre le teste di cherubini poste
sopra ogni stallo, denunciano un legame con quella che sarà la sua arte
successiva. Le finestre del coro sono impreziosite da due vetrate raffiguranti
l'Angelo annunciante e l'Annunziata, opere di Frà Ambrosino dé
Tormoli, il quale aveva lavorato anche per le chiese dell'osservanza domenicana
di Bologna, Venezia e Milano. Collocate nel 1495, le due vetrate si rifanno
ai cartoni di Antonio della Corna, pittore cremonese attivo, in quel tempo,
anche a Soncino. Le pareti e la volta del presbiterio, del coro e della navata
presentano una ricca decorazione barocca. Sulla volta del coro troviamo una
Gloria di S. Tommaso d'Aquino, mentre sulle pareti troviamo Santa Caterina d'Alessandria
e S. Maria Maddalena; nei quattro angoli del coro triviamo le Virtù Teologali
e la Giustizia. La volta del presbiterio presenta un affresco rappresentante
la Gloria di S. Domenico, mentre le lunette della navata raffigurano: S. Domenico
tra i Santi Pietro e Paolo, S. Caterina da Siena che riceve le stigmate, S. Rosa
da Lima incoronata da Cristo, La Gloria di S. Pio V, la Gloria di S. Pietro Martire
ed infine S. Caterina dé Ricci. Nelle lunette dal lato settentrionale
presentano, partendo dalla controfacciata, S. Antonio Negrot, il Beato Alvaro
da Cordova, S. Domenico e S. Agnese da Montepulciano. L'intera decorazione venne
realizzata dai cremonesi Natali nel 1696. La parete di fondo del coro è
ornata con un affresco eseguito nel 1774 da Francesco Peruzzotti da Somma Lombardo
raffigurante S. Giacomo tra i maghi Ermogene e Filete. La decorazione delle cappelle
laterali, in gran parte perduta, sarebbe opera dei pittori Orlando Felicetti
di Treviglio e Francesco Chiappi di Crema. Attraverso un corridoio che si apre
in fondo alla navata sinistra, entriamo nel chiostro, mentre una porta vicina
conduce alla sacrestia, dove è conservato l'arredo ligneo originario
del XVIII secolo ed una serie di dipinti con alcuni santi domenicani. Edificato
tra il 1456 ed il 1468, il chiostro si presenta ancora nelle tradizionali forme
lombarde con archi a sesto acuto poggianti su tozze colonne dai capitelli cubici.
Il chiostro si sviluppa lungo tre lati, mentre il lato meridionale è
chiuso da un muro prospicente la strada. Dal chiostro una scala conduce ai piani
superiori dove un tempo erano situate le celle dei frati. Nella parete di fondo
del piano superiore si trova n affresco raffigurante una Natività con
S. Domenico e S. Caterina, opera del soncinese Francesco Scanzi. Rientrati in
chiesa e procedendo verso l'uscita, passiamo ora ad ammirare le cappelle della
navata sinistra. La prima cappella che incontriamo, dedicata a S. Domenico, conserva
le spoglie della Beata Stefana Quinzani. La cappella venne risistemata nel 1709
dagli stuccatori luganesi Domenico e Pietro Garoni ed affrescata da Bartolomeo
Rusca, anch'egli di Lugano, attivo soprattutto a Madrid ed Aranjuez. Il bell'altare
in marmi policromi, del XVIII secolo, presenta un medaglione a commesso entro
cui è raffigurato S. Pietro Martire. La pala d'altare rappresenta il Miracolo
di Soriano, opera forse a più mani di scuola cremonese della metà
dei Seicento. La cappella successiva, dedicata a Gesù Bambino, presenta
una nicchia entro cui si trova una scultura lignea settecentesca raffigurante
il Bambino Gesù; le pareti laterali sono ornate da affreschi del XVIII
secolo illustranti l'Infanzia di Gesù. La successiva cappella è
dedicata a S. Anna, di cui si conserva l'immagine lignea accanto a quella della
Madonna nel gruppo dell'Educazione della Vergine. La parete sinistra accoglie
una tela raffigurante S. Tommaso d'Aquino, opera del malossesco Bartolomeo Bersani
detto il Manzino, attivo nella prima metà del XVII secolo. Sulla parete
di fronte troviamo un'Assunta, proveniente dalla scuola di Bernardino Campi.
Nel 1610 al dipinto vennero aggiunte le quattro figure di santi poste nella
parte bassa. Nella cappella seguente troviamo un'ancona lignea di gusto manierista
risalente alla fine del XVI secolo e contenente una scultura lignea ottocentesca
raffigurante la Madonna del Rosario. Le pareti sono ornate da pitture risalenti
al 1901 ed opera di Antonio Mayer, che sostituiscono quelle perdute del bresciano
Vincenzo Bigoni. La penultima cappella, già dedicata alla Santa Croce,
venne riformata nel 1806 ed ora ospita un confessionale settecentesco. L'ultima
cappella, quella del battistero, presenta un bel fonte battesimale con decorazioni
in bassorilievo di gusto rinascimentale. Sulla controfacciata, ai lati del portale
maggiore, si trovano due dipinti originariamente adibiti a pale d'altare. Il
primo a sinistra presenta una Madonna Addolorata con Santi, risalente al 1697,
di scuola emiliana, in origine collocato nella cappella degli Azzanelli. Il
secondo raffigura la Beata Stefana Quinzani in estasi davanti alla croce tra
S. Lucia, S. Pietro Martire e la Beata Luchina Barbò, opera di Francesco
Perruzzotti del 1774, originariamente collocata nella cappella della S. Croce.
Pieve di S. Maria Assunta
La Pieve di S. Maria Assunta è situata in una tranquilla piazza posta
dietro il Palazzo Pubblico. La fondazione della sede plebana dipendente dalla
diocesi di Cremona è antichissima. Secondo le fonti storiche, l'erezione
di un primo edificio di culto a Soncino risale al V secolo. Una sede stabile
dovette costituirsi già nel VII secolo quando il vescovo di Cremona Anselmo
vi si trasferì nel605 e vi rimase sino al 615, in seguito alla conquista
della città da parte dei Longobardi. La chiesa attuale è il risultato
di numerose trasformazioni. L'organismo romanico originario dei secoli XII-XIII,
con pianta basilicale a tre navate absidate con copertura a capriate lignee
la nave centrale e volte a crociera le navi laterali, presentava una facciata
preceduta da un protiro ed un rosone centrale, di chiara impronta. Un modello
di come doveva essere la pieve soncinate è la Basilica di S. Sigismondo
a Rivolta d'Adda, a sua volta modellata sull'esempio di S. Ambrogio a Milano.
Le aggiunte dei secoli XIV e XV non avevano intaccato in alcun modo la struttura
romanica, mentre invece il rifacimento del 1580 mutò profondamente la
struttura antica, in quanto dovette adattarsi alle nuove norme liturgiche stabilite
dal concilio tridentino. In epoca tardo rinascimentale la chiesa venne interamente
affrescata dai cremonesi Coronaro (1585) ed Uriele Gatti, il quale, nel 1589,
dipinse la controfacciata. L'epoca barocca lasciò un coro allungato (1601-1615)
e le cappelle laterali, mentre nel XIX secolo l'architetto Carlo Visioli edificò
la cappella della SS. Trinità. Il terremoto del 1802 danneggiò
seriamente la chiesa, tanto che intorno agli anni che vanno dal 1883 al 1888,
il celebre architetto Carlo Maciachini la restaurò e la ampliò.
Le navate e le cappelle meridionali furono conservate, come pure il campanile,
mentre il muro settentrionale venne rettificato e la facciata venne riportata
al suo presunto aspetto medioevale. Infatti oggi si presenta tripartita da lesene,
con possenti pilastri angolari sormontati da pinnacoli. Al centro si apre il
portale preceduto da un protiro sorretto da leoni stilofori, con rosone centrale.
La parte absidale venne demolita per realizzarvi un tamburo ottagonale su cui
s'imposta la cupola. Negli anni Venti del secolo scorso, e precisamente tra
il 1924 ed il 1925 si procedette all'isolamento della chiesa, mentre negli anni
'30 venne eseguito un nuovo restauro. Il bel campanile, a canna quadrata, è
alleggerito da monofore e bifore scalari, con cuspide conica su cui poggia la
statua della Madonna Assunta, opera moderna di Antonio Ferrarotti, in sostituzione
di quella fusa da Carlo Riva e progettata dal Maciachini nel 1888, rovinata
da un fulmine nel 1952. L'interno, in stile neogotico, si presenta in forme
solenne, decorato da una vivace policromia eseguita nel XIX secolo (1897). La
cupola è decorata dalla grande Teofania, preceduta dai Santi protettori
di Soncino, Martino e Paolo. Sugli archi del tiburio sono rappresentati la Madonna
Assunta con gli Angeli, il Cristo Risorto, S. Pietro, papa Leone XIII ed altri
santi, entro medaglioni su fondo dorato a finta decorazione musiva. Negli archetti
della cornice in cotto una serie di piccoli santi invitano alla visione del
cielo stellato della cupola. Partendo dalla navata destra, troviamo un dipinto
proveniente dalla chiesa di S. Paolo, dell'ordine delle Domenicane, raffigurante
la Madonna col Bambino ed Angeli adorata dalla Beata Stefana Quinzani, risalente
alla seconda metà del XVII secolo ed attribuita al veronese Ruggero Milani.
La prima cappella, dedicata all'Immacolata Concezione, venne edificata nel 1631
quale voto per la cessazione della peste. Attualmente si presenta coperta da
una cupola, e conserva un pregevole altare barocco in marmi policromi. Nell'ancona
si trova una statua lignea della Madonna Immacolata, opera dell'intelvese Antonio
Ferretti che l'intagliò nel 1759. Le due sculture lignee imitanti il
marmo, raffiguranti i profeti Davide e Salomone, sono opera del 1785 del bergamasco
Giovanni Sanz, originario della Baviera. La cappella della SSTrinità
venne edificata nel 1845 dal Visioli in forme neoclassiche, con grande vano
quadrato preceduto da un arco poggiante su colonne corinzie e con cupola. L'altare
neoclassico contiene un dipinto della fine del XVI secolo raffigurante la Trinità
con Angeli e Santi, opera del cremonese Uriele Gatti. Nei pressi si possono
ammirare delle lapidi già diversamente murate all'interno della pieve
ed un dipinto di Angelo Massarotti, risalente al XVII secolo e raffigurante
La Buona Morte. L'opera proviene, con ogni probabilità, dall'Oratorio
della Compagnia della Buona Morte fondato nel 1593. La cappella del Santo Presepe
venne costruita nel 1610, anche se attualmente si presenta in stile neoclassico,
per onorare la reliquia della mangiatoia della sacra grotta proveniente dalla
Basilica romana di S. Maria Maggiore e dono di Paolo V al soncinate Carlo Cropello,
allora protonotario apostolico. Purtroppo un incendio sviluppatosi nella metà
del XIX secolo cagionò la perdita di una Natività, probabilmente
opera della scuola dei Bassano. Attualmente l'altare è ornato da un'ancona
lignea che ospita una Natività del soncinate pittore e storico Francesco
Galantino. Un meccanismo manuale consente di fare scorrere la pala rivelando
un armadio contenente il Crocifisso della Beata Stefana Quinzani. Sulla parete
sinistra si trova un dipinto raffigurante la Madonna del Rosario ed i Quindici
Misteri del Rosario, questi ultimi inseriti entro una cornice intagliata e dorata.
I dipinti sono opere secentesche del bergamasco Enea Salmeggia detto il Talpino.
Queste opere provengono probabilmente da S. Giacomo, allorché nel XVIII
secolo la cappella del Rosario venne rinnovata. Giunti nei pressi della sacrestia,
sopra la porta di accesso a questa, possiamo ammirare un dipinto raffigurante
Vespasiano che fa liberare Giuseppe Flavio dalle catene, opera secentesca del
fiammingo Mathias Stom. Il dipinto, probabilmente dipinto a Palermo, giunse
a Soncino al seguito di qualche capitano siciliano che all'epoca presidiava
la rocca. Nella sacrestia si conserva un affresco proveniente dalla facciata
del distrutto Oratorio di S. Bernardino raffigurante la Madonna col Bambino tra
S. Bernardino da Siena e il Beato Pacifico Ramati, opera del lodigiano Francesco
Carminati che lo eseguì intorno al 1530. In fondo alla navata destra
si trova l'altare dedicato a S. Antonio da Padova. L'altare maggiore è
un'opera pregevole in marmi policromi intarsiati, eseguito nel 1667 da Bartolomeo
Manari da Gazzaniga, mentre l'alzata è opera eseguita nel 1747 da Paolo
Bombastoni e Pietro Sanguinelli. Nel coro troviamo le finestre con vetrate realizzate
nel 1854 da Giuseppe Bertini e raffiguranti la Madonna Assunta adorata dagli
Angeli; oltre a queste, ammiriamo diciannove stalli neogotici con colonnine
tortili. Le pareti ospitano tre dipinti provenienti da altari distrutti. A destra
troviamo il Martirio di S. Vittoria, opera del ravennate Matteo Ingoli che la
eseguì nella prima metà del XVII secolo. Il dipinto venne realizzato
come pala per la cappella costruita nel 1610 da Orazio Guarguanti, medico, filosofo,
astrologo e musico che risiedette a lungo a Venezia. Al centro dell'abside è
posta una Incoronazione della Vergine, opera cinquecentesca di Uriele Gatti,
mentre a sinistra troviamo S. Rosalia, del soresinese Gian Giacomo Pasini che
la dipinse nel 1630 quale ex-voto per impetrare la cessazione della peste. Percorrendo
la navata sinistra, possiamo ammirare la cappella dedicata a S. Luigi Gonzaga
con un bell'altare in marmi policromi. Una pala raffigura il santo ed è
opera del soncinese Angelo Monti, che la copiò da un'analoga pala di
Gallo Gallina, conservata presso il Seminario Vescovile di Cremona. Nella stessa
cappella troviamo un dipinto del cremonese Cesare Ceruti, raffigurante la Madonna
col Bambino in gloria ed i Santi Giovanni Batista, Girolamo, Caterina d'Alessandria
e Francesco che presenta la committente Olimpia Foresti Vacani, opera eseguita
nel 1604. Il dipinto, un tempo situato nella cappella di S. Francesco fatta erigere
dalla Vacani, venne in seguito qui trasportato. Lungo il muro della navata sono
addossati due altari neogotici della Madonna del Rosario e dell'Addolorata,
oltre a quello neoclassico di S. Giuseppe. Sopra l'antico fonte battesimale possiamo
ammirare un bell'affresco degli inizi del XVI secolo raffigurante la SS. Trinità.
La particolare iconografia del dipinto con le Tre persone assolutamente identiche
indussero le autorità ecclesiali durante la Controriforma a far coprire
l'immagine, ritrovata nel 1843 durante i lavori di rifacimento della cappella
della Trinità. Nonostante non vi siano indizi certi, l'affresco dovrebbe
essere di un pittore soncinate, probabilmente di Alberto Scanzi o del figlio
Francesco. Il battistero rinascimentale, posto in fondo alla navata, presenta
una coperta lignea neoclassica. Pregevoli sono pure i confessionali in radica,
realizzati nel 1771.
Chiesa di San Pietro Martire
Questa chiesa, situata nella via omonima, fu sede della Confraternita dei Crocesignati
che si costituì nel 1451 ed ebbe quale prima sede la distrutta chiesa
di S. Lino. In seguito venne ospitata nell'Oratorio di S. Pietro Martire dei Disciplini,
che erano già insediati nel castro davarese da circa un secolo. I primi
contrasti sorsero nel XVI secolo, ma divennero insanabili nel Settecento, allorché
i Crocesignati denunciarono apertamente la pratica medioevale della flagellazione
che i Disciplini ancora praticavano. L'autorità civile intervenne per
vietare quella pratica, ma nel 1762 i Crocesignati dovettero lasciare la sede
dei Disciplini che versò loro metà del valore dell'antica chiesa
affinché potessero costruirne una nuova. Nel 1765 venne eretto il nuovo
Oratorio dei Crocesignati i quali ottennero di potervi traslare la dedicazione
a S. Pietro Martire, mentre l'Oratorio dei Disciplini fu intitolato al Santo
Crocefisso. Nel 1771, quando la confraternita fu soppressa, la chiesa passò
sotto la giurisdizione della pieve. La chiesa presenta un'elegante facciata
a doppio ordine con lesene e frontone triangolare. L'interno, a navata unica,
presenta due cappelle laterali. Sulla parete di fondo dell'abside possiamo ammirare
la Madonna col Bambino tra Santa Caterina da Siena, S. Raimondo da Penyafort
ed il Beato Francesco Cropello da Soncino, opera eseguita nel 1601 dal manierista
cremonese Cesare Ceruti. Notevoli sono pure le sculture lignee policrome raffiguranti
S. Rocco ed il Cristo Morto, eseguite nel XVIII secolo. Quest'ultima è
ospitata nell'urna che sino al 1784 aveva accolto le spoglie della Beata Stefana
Quinzanie che, dopo la sua traslazione a Colorno, venne qui collocata. L'area
su cui sorge la chiesa corrisponde all'antica area incolta inglobata all'interno
della nuova cinta muraria voluta da Buoso da Dovara nel XIII secolo. Qui si
trovava, un tempo, un Oratorio dedicato a S. Giorgio.
San Pietro Apostolo
Edificata nel XII, la chiesa di S. Pietro Apostolo, posta fuori le mura, subì
un pesante rifacimento nel XVII secolo, mentre nel 1915 venne allungata di una
campata con conseguente ricostruzione della facciata, dal lineare impianto classicheggiante.
L'interno, a navata unica con volta a botte, presenta quattro cappelle per lato
intervallate da pilastri e colonne di ordine ionico. In alcune parti della chiesa
si possono ammirare i frammenti della decorazione risalente ai secoli XIV e
XV. Nella seconda cappella sinistra vi sono due affreschi votivi raffiguranti
la Madonna con Bambino, mentre nella quarti vi sono frammenti raffiguranti una
figura di Santo Incoronato, probabilmente S. Luigi di Francia o re Davide. Sopra
le porte del presbiterio si possono ammirare altri frammenti raffigurante un
altro Santo Incoronato, mentre a sinistra troviamo un Cristo Crocifisso, mentre
l'affresco sopra il confessionale della quarta cappella a sinistra, raffigurante
probabilmente i santi Cosma e Damiano, risale al XVI secolo. La cappella della
Madonna presenta una Madonna del Latte, affrescata nel XV secolo e trasportata
agli inizi del XVII dall'altare precedente. Fu in quell'occasione che l'affresco
venne ampliato con l'aggiunta di S. Lucia e S. Agata ai lati, mentre sopra venne
affrescato il Padre Eterno e due angeli che incoronano la Vergine. Nella lunetta
vi è affrescata un'Annunciazione. Sul secondo altare destro troviamo
una copia antica raffigurante S. Antonio da Padova, opera di Carlo Francesco
Nuvolone ed eseguita nel XVII secolo per la chiesa di Trenzano. Al secondo altare
troviamo un Battesimo di Cristo, opera secentesca di scuola veneta, mentre al
terzo troviamo una pala raffigurante S. Anna, la Vergine e S. Fermo, opera di
scuola lombarda del XVIII, probabilmente del Picciotti. Alle pareti del presbiterio
troviamo, a destra, S. Pietro liberato dal carcere, del casalasco Paolo Araldi,
che lo dipinse alla fine del XVIII secolo, mentre a sinistra troviamo l'Immacolata
ed i Santi Francesco d'Assisi e Margherita da Cortona, opera settecentesca di
Giandomenico Cignaroli. Pregevoli sono pure l'altare maggiore e le balaustre.
Madonna del Tinazzo
Posto sulla strada per Torre Pallavicina incontriamo l'oratorio di S. Maria
Nascente o S. Maria della Neve, conosciuto come Madonna del Tinazzo. Costruito
nel 1510 per volere di Jacopo Covi, presenta una sobria facciata a capanna con
portale ed oculo centrale, mentre ai lati due contrafforti incorniciano la parte
centrale. L'interno a sala è composto da due vani quadrati voltati ad
ombrelli e divisi da un arco trionfale. Attraverso l'apertura centrale del presbiterio,
si può ammirare l'abside affrescata con Padre Eterno entro una mandorla
e sotto troviamo la Madonna col Bambino e Santi. Anche la chiesa è ricoperta
da affreschi di carattere votivo, tutti risalenti al XVI secolo. Troviamo soprattutto
Madonne con Bambino e Santi della tradizione popolare ai quali i devoti si rivolgevano
per impetrare le proprie grazie, lasciando premurosamente il proprio nome e
la data della promessa. Sotto un affresco della cantoria è interessante
notare il nome di uno dei committenti: Franciscus Balari de Charavagis 1513.
La maggior parte degli affreschi è della mano di un maestro, che ha affrescato
il catino absidale, le tre Madonne sopra la cantoria, le pareti della seconda
campata, le due Madonne sul sottarco e gli affreschi della prima campata prossimi
all'arcone, ossia una Madonna con Bambino, un S. Martino sulla parete orientale
ed una Madonna e Santi su quella occidentale. Un riquadro presenta una Madonna
con Bambino ed un offerente inginocchiato, pregevole opera di Francesco Scanzi,
probabilmente autore anche delle due contigue Madonne. I due affreschi raffiguranti
la Madonna col Bambino ed Eva e la Madonna col Bambino e S. Francesco risalgono,
rispettivamente, alla fine del XVI ed al XVII secolo. Il polittico appeso sul
tramezzo, con elaborata cornice intagliata, risale al 1520 ed è opera
di scuola cremonese. La tavola centrale raffigurante la Madonna Immacolata risale
al XVII secolo, in sostituzione dell'originale Assunzione. Ai lati del polittico
troviamo due tavole con S. Francesco e S. Pietro ed i SS. Paolo e Domenico. Nelle
vicinanze di Borgo S. Martino si possono ammirare i resti del convento di S. Maria
Annunciata, eretto tra il 1470 ed il 1480 dal Beato Pacifico Ramati. I conti
Covi vi accordarono una speciale protezione, in quanto, sin dal XVI secolo,
era stata loro concessa una cappella. La chiesa era a pianta longitudinale divisa
in quattro campate con archi a sesto acuto sorreggenti la copertura a due falde,
mentre il presbiterio ed il coro erano voltati a botte. L'interno presentava
tre cappelle per lato. Oggi è possibile notare i resti del chiostro,
composto da archi a tutto sesto poggianti su colonne con capitelli cubici. La
chiesa doveva essere molto ricca, in quanto scelta da alcune nobili famiglie
quale luogo di sepoltura.
Santa Maria delle Grazie
Edificata a partire dall'11 febbraio del 1501, sull'area dove sorgeva una cappella
dedicata alla Madonna delle Grazie, venne completata nel 1515. La posa della
prima pietra avvenne per mano del cardinale Raymond Perault, Vescovo di Gurck,
diretto in Germania per predicate la Crociata. All'edificazione della chiesa
concorse tutta la popolazione con una serie di lasciti di cospicua entità.
Nel 1520 la fabbrica giunse a compimento anche per quanto riguarda l'interno.
In un documento del 5 aprile 1519, tra i testimoni sono nominati il pittore
Francesco Scanzi ed il suo Figulo Giovan Antonio Pezzoni, autore del fregio
in terracotta. Dopo il 1527 alla committenza locale si sostituì quella
altolocata del Duca Francesco II Sforza e del marchese Massimiliano Stampa.
La chiesa venne consacrata l'8 settembre 1528, giorno della Natività
della Vergine, da Luca da Seriate. In quell'occasione il Duca consegnò
al patrizio soncinese Nicolò Tonso 200 ducati per la decorazione della
cappella della Vergine e di altre due cappelle. La chiesa presenta una facciata
semplice, a capanna, tripartita da robusti contrafforti angolari e lesene centrali.
Un tempo vi erano affrescate le figure di S. Rocco e S. Cristoforo, oggi scomparse.
Il portale, in pietra di Rezzato, reca due stemmi degli Stampa ed una scultura
raffigurante la Madonna delle Grazie. Il campanile, incompiuto, venne eretto
nel 1515 da Gerardo da Piacenza. L'interno, a navata unica con volta a botte
e cappelle laterali, ricalca lo schema albertiano di S. Andrea a Mantova. Sotto
l'imposta della volta corre un fregio in terracotta policroma invetriata con
sfingi reggenti medaglioni entro cui sono effigiati busti di frati carmelitani.
La bella decorazione è opera di Giovan Antonio Pezzoni. Nelle lunette
della volta si aprono oculi che illuminano l'interno, circondati da una superba
decorazione pittorica. Il presbiterio, a pianta quadrata, presenta una volta
a crociera con costoloni mentre su lato sinistro vi si affaccia un palco con
bifora. Il presbiterio è diviso dall'abside mediante un'iconostasi dipinta
che in origine si presentava più avanzata, sino a chiudere il presbiterio
stesso. L'abside è coperta da una volta poligonale con lunette e custodisce
i magnifici sepolcri marmorei dei marchesi Stampa. Partendo dalla prima cappella
destra, eretta nel 1517 su commissione di Antonio Salandi da Genivolta presenta
una bella Assunzione, cui la cappella è dedicata, posta sulla parete
di fondo, opera di Francesco Scanzi. Nella lunetta della volta troviamo l'Incoronazione
della Vergine, mentre sulle pareti troviamo, a destra, S. Giuliano che uccide
i genitori ed a sinistra i Santi Stefano e Lorenzo. La volta di questa ed altre
cappelle presenta, entro i cassettoni, delle formelle in terracotta. La seconda
cappella, affrescata da Francesco Scanzi intorno al 1528, presenta un bell'affresco
raffigurante la Madonna in trono col Bambino, un angelo ed i Santi Cosma, Antonio
Abate, Antonio da Padova e Damiano. Nella lunetta ammiriamo il Martirio dei
Santi Cosma e Damiano. Sulla parete destra ammiriamo S. Giorgio che uccide il
drago, mentre di fronte si trova la Guarigione dell'Infermo, appartenente alle
storie dei S. Cosma e Damiano. La pittura dello Scanzi, squisitamente manierista,
rivela chiari influssi della scuola cremonese e dell'ambiente bergamasco ruotante
intorno a Lorenzo Lotto. La cappella della Vergine, affrescata dallo Scanzi
nel 1528 per volontà del Duca Francesco II Sforza, conserva una splendida
Visitazione, derivante dal modello fiorentino della SS. Annunziata. Nella lunetta
troviamo l'Incontro alla Porta Aurea, mentre sulla parete destra troviamo la
Presentazione di Maria al Tempio e su quella sinistra lo Sposalizio della Vergine.
Anche la quarta cappella, dedicata ai Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista,
venne affrescata dallo Scanzi. Sulla parete di fondo ammiriamo la Trasfigurazione
fra i due San Giovanni, mentre la lunetta presenta il Battesimo di Cristo. Sulle
pareti laterali troviamo due storie dei Santi. A destra notiamo la Decollazione
del Battista, mentre a sinistra ammiriamo S. Giovanni Evangelista resuscita Drusiana.
I personaggi della Decollazione, dall'effetto drammatico, derivano i loro modelli
dalla pittura del Romanino e da quella del lodigiano Callisto Piazza. L'ultima
cappella, purtroppo priva della decorazione originaria, presenta uno strappo
d'affresco proveniente dalla parete di fondo della quarta cappella sinistra
e qui trasportato nel 1960. Raffigura la Madonna in trono col Bambino e le Sante
Barbara, Caterina, Agata e Lucia, sempre opera di Francesco Scanzi. L'arcone
del presbiterio, affrescato nel 1530 dal cremonese Giulio Campi, presenta una
grandiosa Assunzione della Vergine. Notiamo la Vergine mentre ascende al cielo,
portata da schiere di angeli osannanti, mentre ai lati vi sono due schiere di
angeli musicanti; in basso, attoniti, si trovano gli Apostoli i quali, contemplando
il sepolcro vuoto, scorgono la Vergine in Cielo. Questo affresco riveste grande
valore storico in quanto è la prima manifestazione manieristica di uno
dei più grandi pittori del 'Cinquecento lombardo. Nell'angolo in basso
a destra dell'arco trionfale, sempre del Campi, notiamo un donatore, identificabile
con Massimiliano Stampa, marchese di Soncino dal 1525, all'epoca consigliere
e amico del Duca. Quest'ultimo è invece ritratto nella pala d'altare.
Passiamo ora al presbiterio, dove troviamo l'iconostasi, decorata con quattro
magnifici putti reggicortina, sempre del Campi. Anche la decorazione absidale
è di Giulio Campi il quale ricevette la commissione ducale. Sulla volta
troviamo quattro medaglioni con nastri da cui sporgono, con illusionismo tipicamente
michelangiolesco, i Quattro Evangelisti. Sulla parete destra troviamo uno stemma
del cardinale Perault a ricordo del suo passaggio nel febbraio del 1501. I tre
tondi con Santi carmelitani risalgono al 1510, mentre gli altri sei vennero
eseguiti dal Campi più tardi e raffigurano, a mezzobusto, altri Santi
carmelitani, attualmente visibili presso la vicina casa di religiose insediatesi
nell'ex-convento. Infatti i tondi campeschi vennero strappati nel 1960 per ripristinare
gli altri più antichi. Il tondo principale raffigura l'Eterno Benedicente,
opera di pittore di scuola veneziana molto vicino ai modi di Benedetto Diana,
in quegli anni impiegato presso S. Maria della Croce di Crema. Gli altri tondi
rivelano un certo interesse per la rappresentazione prospettiva e risultano
simili a quelli del cremonese Alessandro Pampurino ed allo spagnolo Pedro Fernandez,
attivo a Castelleone. La parete di fondo è occupata dalla monumentale
ancona lignea intagliata e dorata con gli stemmi della famiglia Stampa. Originariamente
conteneva la pala d'altare di Giulio Campi, ma con la soppressione del convento
il dipinto venne rimosso finché giunse, dopo varie vicende, alla Pinacoteca
di Brera a Milano. Attualmente troviamo un dipinto raffigurante la Madonna in
Gloria col Bambino tra la S. Maria Maddalena dé Pazzi e la Beata Giovanna
Scopelli da Reggio, probabilmente dipinta nel 1669 dal bresciano Giuliano Caleppi
per conto di padre Giovanni Battista Guarguanti. Procedendo verso l'uscita,
ammiriamo ora le cappelle di sinistra. La prima cappella, dedicata agli Angeli,
presenta la lastra tombale di Pietro Martire Stampa. La parete di fondo accoglie
una Madonna in trono col Bambino tra i Santi Michele e Gabriele, mentre nella
lunetta troviamo la Caduta degli Angeli Ribelli. La parete destra è ornata
da un bell'affresco raffigurante Tobiolo e l'Arcangelo Raffaele, mentre sulla
parete sinistra troviamo la Processione di Bologna, opere di Francesco Scanzi.
Quest'ultimo affresco rappresenta il viaggio compiuto dal Duca a Bologna dove
si trovava Clemente VII, il quale si apprestava ad incoronare imperatore Carlo
V, per discolparsi e poter quindi essere reintegrato nella sua carica di Duca
di Milano. La cappella successiva, dedicata alle Sante Vergini, presenta un
affresco di pittore prospettico lombardo attivo intorno al 1515, raffigurante
la Madonna in trono col Bambino tra le Sante Lucia, Caterina d'Alessandria,
Orsola ed Apollonia. Nel 1528 l'affresco venne ricoperto da quello di soggetto
analogo, opera dello Scanzi, poi strappato nel 1960 e trasferito in un'altra
cappella. Nella lunetta troviamo il Martirio di Sant'Orsola, dello Scanzi, mentre
ai lati troviamo Santo'Orsola e le compagne ed il Martirio di S. Apollonia. La
cappella seguente è dedicata ai santi del Carmelo e venne affrescata
da un allievo dello Scanzi, probabilmente Vincenzo Berlendi. L'affresco principale
raffigura S. Alberto incoronato dagli angeli tra S. Cirillo di Costantinopoli
e S. Angelo di Licata, mentre nella luinetta troviamo la Penitenza di un frate
del Carmelo. Lungo le pareti laterali troviamo due Santi del Carmelo. La penultima
cappella è dedicata alla Maddalena. Anche qui notiamo un doppio strato
d'affreschi. Sulla parete di fondo troviamo la Deposizione nel sepolcro, mentre
alle pareti laterali troviamo la Maddalena e gli Apostoli ed il Noli me Tangere.
Nella lunetta si trova l'Assunzione della Maddalena. La cappella in origine
era affrescata forse dallo Scanzi, ma venne ridipinta nel 1531 da Francesco
Carminati, forse dietro committenza ducale. Al livello dello zoccolo vi sono
tracce di una Madonna col Bambino, risalente alla precedente cappella del XV
secolo. L'ultima cappella era dedicata alla Madonna delle Grazie e presentava
un affresco, forse opera di Alberto Scanzi, raffigurante la Madonna delle Grazie.
La cappella venne nuovamente affrescata nel 1528 da Francesco Scanzi il quale
rispettò il precedente affresco posto sulla parete di fondo. Nella lunetta
troviamo l'Assunzione, mentre lungo le pareti laterali troviamo la Fuga in Egitto
e l'Adorazione dei Magi. La cappella venne ampliata nel 1631 con l'arretramento
della parete di fondo per accogliervi una grossa lampada d'argento donata dalla
comunità quale ringraziamento per la cessazione della pestilenza del
1630. Da allora la cappella assunse il nome di Cappella del Ringraziamento.
La controfacciata venne affrescata nel 1531-1532 da Francesco e Bernardino Carminati
con il Giudizio universale. Qui gli autori, mediante le stampe di Marcantonio
Raimondi, si rifanno alla pittura di Raffaello. Nella lunetta sono raffigurati
il Padre Eterno benedicente tra gli angeli ed i SantiPietro e Paolo. Anche la
volta è riccamente decorata e consta di più fasi. La prima presenta
profili e nastri, la seconda medaglioni figurati e svolazzi, modulati su quelli
creati da Giulio Campi nel presbiterio e qui affrescati dai Carminati. L'ultima
fase, posteriore al 1535, troviamo una decorazione a secco imitante un pergolato
entro cui si affacciano putti ed angeli musicanti o reggenti gli stemmi della
famiglia Stampa. Le lunette laterali decorate con figure di Profeti sono anch'esse
opere dei Carminati. La bella decorazione monocroma delle lesene che separano
le cappelle, costituita da strumenti musicali antichi, è opera di Francesco
Scanzi il quale dipinse nei piccoli triangoli esterni ai tondi i Dottori e Santi
del Carmelo.
Chiesa dei SS. Paolo e Caterina
Già appartenente all'ex-convento omonimo, la chiesa presenta una navata
unica con doppia volta ad ombrello. Sull'altare conserva un grande affresco
raffigurante la Crocifissione con la Madonna, S. Giovanni, S. Paolo e la Beata
Stefana Quinzani, opera attribuita a Francesco Carminati che la dipinse nel
XVI secolo. A destra troviamo una copia in stucco del primo sepolcro cinquecentesco
della Beata Stefana, che si trovava nella chiesa pubblica. Alle pareti laterali
vi sono monumenti sepolcrali ottocenteschi appartenenti alla famiglia Galantino.
Il più sontuoso è quello di Francesco Galantino. In controfacciata
troviamo una Conversione di S. Paolo, opera eseguita nel 1579 dal bresciano Grazio
Cossali.
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